Cinque cose da scoprire nella fase di analisi

Il primo incontro di progetto

Per noi l’analisi coincide spesso con il primo incontro che si fa con il cliente quando si intende dare il via a un nuovo progetto. È la fase che precede la progettazione vera e propria, e in sostanza ci serve per dare risposta a cinque interrogativi principali.

1. QUAL È L’OBIETTIVO?

La prima cosa che chiediamo al cliente è l’obiettivo del progetto. Avere un’idea in testa, come ad esempio “serve un logo” o “serve un e-commerce”, non basta. Non è detto che quella che si ha in mente sia la soluzione migliore, o la migliore in questo momento. Invece è utile considerare la questione un po’ più da lontano e chiedersi non cosa si vuole, ma cosa si vuole *ottenere*. Perché un nuovo logo? Perchè un e-commerce? (E dire “vendere di più” non vale).

Idealmente cerchiamo una definizione dello scopo che sia la più sintetica possibile.

Un esempio potrebbe essere: “Questa nuova linea di prodotti deve essere percepita come di qualità superiore rispetto alle altre”, oppure “Vogliamo vendere direttamente i prodotti per aumentare i margini rispetto alla distribuzione”.

2. QUAL È IL PROBLEMA?

Sappiamo che fare design significa al 90% risolvere problemi. Che vanno quindi identificati. Magari si vuole raggiungere un nuovo target di consumatori. O entrare in un nuovo mercato. Magari presentare un nuovo prodotto.

A chi dovrebbe interessare e perché? Attraverso quali canali? Dove sarà venduto? Quali sono le criticità? Cosa si può o non si può fare?

Ognuna di queste domande ne apre altre a sua volta. Un po’ come giocando a “Indovina Chi”, si va avanti ad eliminare variabili. Stiamo ottenendo informazioni, mettendo a fuoco il problema.

Assieme al cliente otteniamo chiarezza.

Può capitare di scoprire aspetti che non erano stati considerati in precedenza, o semplicemente riusciamo a descrivere più nel dettaglio il progetto. In ogni caso ciò si traduce in un risparmio di tempo e risorse, con tutte le premesse per ottenere un risultato migliore.

3. QUALI SONO I VINCOLI CREATIVI?

Siamo pagati per proporre qualcosa che il cliente non conosce o non si aspetta. Ma non ha senso sprecare tempo tirando a indovinare. Anche se sembra una cosa positiva lavorare “in libertà”, ogni progetto ha in realtà dei vincoli creativi. Possono essere di gusto, di allineamento con il brand esistente, o di mercato. In ogni caso ci sono e dobbiamo scoprirli.

Magari c’è un colore in particolare da evitare (ad esempio quello di un competitor), o magari il brief contiene termini che si prestano ad interpretazioni soggettive. Quello che un cliente si immagina come “elegante” magari non è quello che intendiamo noi. Così come altri termini come semplice, colorato, allegro, di impatto, minimale. Cerchiamo di definire i termini, anche tramite l’utilizzo di immagini, loghi o siti di esempio.

Se il lavoro è stato fatto bene a questo punto avremo tutti un’idea molto più chiara del progetto.

Il risultato di questa fase diventa un documento o un promemoria che viene condiviso con il cliente. Sarà la base condivisa su cui basare la successiva fase di design vera e propria.

4. QUANDO DEVE ESSERE PRONTO?

La gestione dei tempi è fondamentale. Magari servono i materiali per una fiera, o la presentazione di nuovo prodotto è fissata per una data. Conoscere la scadenza è fondamentale perché non sempre tutto dipende solo da noi. Ci sono i tempi per la ricerca, lo sviluppo, quelli per l’approvazione, quelli per la stampa o anche di spedizione. Ci sono diverse attività di cui magari il cliente non è consapevole ma che vanno pianificate.

E non solo, ci accordiamo su una scadenza anche quando in realtà non ci sarebbe fretta.

I progetti “aperti” sono pericolosi. Man mano che passa il tempo si tende a dargli meno attenzione. Col tempo si perde il focus, ci si dimentica dove si è arrivati. Magari cambiano gli scenari e si spreca del lavoro già fatto. Abbiamo scoperto che lavorare con un obiettivo temporale fa lavorare meglio tutti, ed è per questo che ci accordiamo sempre per una scadenza il più possibile verosimile.

5. QUANTO DEVE COSTARE?

Su questo ci abbiamo già scritto un articolo, ed è un argomento che ci sta a cuore. Semplicemente, il prezzo non lo facciamo solo noi. Il valore di un progetto dipende dal cliente, dalle sue dimensioni, dalla sua mentalità, da quanto ritorno economico si aspetta di ottenere, dalla sua disponibilità. Un logo per una associazione culturale no-profit ha un valore. Un logo che farà vendere migliaia di pezzi in più di un prodotto ne ha un altro. Anche il lavoro che c’è dietro è diverso.

Conoscere l’ordine di grandezza è sufficiente. Serve per capire cosa il cliente ha in mente, per decidere se è realistico o no, per capire quali risorse possiamo allocare e in che termini, e se serve o meno trovare dei compromessi. È una maniera per impostare il progetto nella maniera migliore. E un budget c’è sempre, lo si capisce dagli sguardi di sorpresa quando il preventivo è troppo alto, o dai sorrisi sornioni quando invece è troppo basso.

Naturalmente possiamo anche fare una stima verosimile sulla base del nostro costo, dei lavori passati e della nostra conoscenza del mercato. Ma sarà peggio per tutti. Perché se il budget reale era maggiore si sarebbe potuto fare un lavoro migliore. Se il budget era inferiore si sarebbe potuto pensare a come trovare un compromesso per massimizzare la resa con quello disponibile.

RIASSUMENDO:

Una volta raccolte informazioni da questi cinque punti, la prima fase del processo del design si può dire conclusa. Non è la progettazione in senso stretto che in molti si immaginano, ma questa fase è strategica per ottenere un buon risultato. Ed è forse una delle parti che aggiunge più valore per il cliente.